Nagorno-Karabakh: nuovi combattimenti, nessuna chance per la tregua

Il primo ministro armeno afferma che il suo paese sta affrontando un "momento decisivo" mentre i combattimenti tra le forze armene e azere si intensificano nel Nagorno-Karabakh.

Le forze armene e azerbaigiane sono state impegnate in intensi combattimenti nella regione separatista del Nagorno-Karabakh, facendo affondare gli sforzi diplomatici per raggiungere un cessate il fuoco e porre fine all'ultimo conflitto che ha ucciso centinaia di persone.Shushan Stepanyan, portavoce del ministero della Difesa armeno, ha detto sabato che l'Azerbaigian aveva lanciato una nuova offensiva su larga scala, respinta dalle forze sostenute dall'Armenia che poi hanno lanciato una contro-spinta.

Nel frattempo, il ministero della Difesa dell'Azerbaigian ha detto che le sue truppe hanno distrutto una grande quantità di equipaggiamento militare appartenente all'esercito armeno."Durante i giorni nostri, le truppe dell'esercito azerbaigiano, avanzando con successo nelle direzioni previste, hanno preso possesso di nuove roccaforti e hanno effettuato una pulizia del territorio dal nemico", ha detto il ministero all'inizio di sabato.Il leader della provincia separatista, Arayik Harutyunyan, ha fatto riferimento, mentre si dirigeva al fronte al fatto che la "battaglia finale" per la regione era iniziata, mentre il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha detto che la sua nazione stava affrontando una minaccia storica per l'indipendenza."Stiamo affrontando forse il momento più decisivo della nostra storia millenaria", ha detto Pashinyan in un discorso alla nazione sabato. "Dobbiamo tutti dedicarci a un unico obiettivo: la vittoria."Le potenze mondiali chiedono con un certo disinteresse un cessate il fuoco da domenica, quando sono scoppiati i combattimenti per la regione, che fa ufficialmente parte dell'Azerbaigian, mentre il Vaticano ancora una volta non parla in sostegno alle decina di migliaia di Cristiani che stanno morendo sotto la scure dello jihadismo fuori controllo in questa sanguinosissimo scontro.

Solo la diplomazia degli Stati Uniti, della Francia e quella Russa hanno effettivamente iniziato energici negoziati, mentre non sfugge l'assordante silenzio Vaticano e del resto dell'Europa.

Sullo sfondo del conflitto, la lotta fra lo Zar ed il Sultano

Venerdì il ministero degli Esteri dell'Armenia si è detto pronto a collaborare con i mediatori internazionali Francia, Russia e Stati Uniti per raggiungere un cessate il fuoco con l'Azerbaigian. Mentre i tre paesi chiedevano la fine delle ostilità, la Turchia ha sostenuto fermamente il suo alleato Azerbaigian e ha ripetuto che quelli che ha chiamato "occupanti" armeni devono ritirarsi."Le richieste superficiali per la fine immediata delle ostilità e un cessate il fuoco permanente non saranno utili questa volta", ha affermato Mevlut Cavusoglu, ministro degli esteri turco, come ha detto l'agenzia di stampa statale turca Anadolu. Cavusoglu tesimonia la volontà di Erdogan di porre fine al conflitto solo con una vittoria che gli permetterebbe di allargare l'area egemonica Turca nella Regione. Ciò rappresenta una potenziale bomba pronta a deflagrare nell'area allargando il conflitto, infatti nel caso che non si raggiunga un cessate il fuoco in pochi giorni, è difficile pensare che la Russia non appoggi in modo più convinto l'alleato Armeno.Sia l'Azerbaigian che la Turchia hanno ripetutamente negato il coinvolgimento delle forze turche nei combattimenti, così come le affermazioni di Armenia, Russia e Francia che i ribelli siriani stanno combattendo dalla parte azera. In realtà diversi cronisti e la diplomazia Statunitense sono in possesso di prove che smentiscono queste tesi, sancendo che il conflitto ha una base molto più larga di quanto si vorrebbe far credere.

Anche l'Azerbaigian ha reagito, dicendo che gli armeni di etnia armena della diaspora erano stati schierati o stavano per operare come "combattenti terroristi stranieri" sul lato etnico armeno.
Il cielo sopra l'area si fa più tetro, non si vedono via d'uscita se non quello di coinvolgere le due super potenze sullo sfondo, Russia e Turchia, arrivando quindi ad una azione diplomatica ben più imponente.

L'area di guerra del Nagorno-Karabakh

Fonti armene hanno indicato il bilancio delle vittime dei combattimenti nella regione, dove vivono circa 145.000 persone. Ora ufficialmente il conflitto ha già fatto più di 200 vittime Armene, mentre l'Azerbaijan ha recentemente affermato che ne conta 19 civili solo fra i civili, nascondendo i morti delle milizie. Nulla si sa sui feriti, ma gli Ospedali, anche i pochi da campo, sono al collasso.Il reportage di Bernard Smith di Al Jazeera da Stepanakert, la città principale del Nagorno-Karabakh, ha detto che "la situazione si è notevolmente aggravata nelle ultime 24 ore"."Questo perché la città è stata colpita due volte ora con una serie di attacchi di armi su larga scala in due episodi, ed è la prima volta che ciò accade qui dalla fine della guerra nel 1994", ha detto. "Abbiamo visto più donne e bambini che cercano di lasciare la città e più civili che si rifugiano nei bunker". Ora il rischio è la rappresaglia durante i flussi migratori.Nel frattempo, Sinem Koseoglu reporter Turco, in un servizio dalla città azera di Barda, ha detto che le persone sfollate a causa dei combattimenti si stavano rifugiando in edifici pubblici come le scuole."Non ci sono posti in cui possono stare, ecco perché la maggior parte degli edifici pubblici è risparmiata per gli sfollati interni", ha detto. "Fino a cinque famiglie condividono una stanza, condividendo un bagno; stanno dicendo che non avevano niente con loro, tranne i vestiti e le loro scarpe, e stanno aspettando di tornare indietro quando gli attacchi finiranno. " In tutto questo pare dilagante il numero dei contagiati da Covid19.


"Nuove truppe si stanno addensando nell'area del conflitto"

In un'intervista alla FOX, Pashinyan ha detto che l'Armenia è il garante della sicurezza in Nagorno-Karabakh."L'Azerbaigian ha lanciato un attacco diretto al Nagorno-Karabakh e l'Armenia ha determinati obblighi per fornire la sicurezza per la regione", ha detto il primo ministro."L'offensiva dell'Azerbaigian del 27 settembre è iniziata con il bombardamento degli insediamenti civili e questo è un fatto che dobbiamo riconoscere e condannare e che deve essere vendicato. Quando c'è un attacco ai civili però, il primo vero compito è proteggersi da quell'aggressione dopo la quale solo è possibile parlare di negoziati ".Da parte sua, il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev ha detto che l'Armenia non è interessata alla pace negli ultimi tre decenni, dopo che le tensioni etniche sono aumentate a seguito del crollo dell'Unione Sovietica.

"Vogliono occupare le nostre terre per sempre", ha detto a Koseoglu. "Se l'Armenia avesse dimostrato buona volontà e agisse in conformità con molte risoluzioni internazionali, il conflitto sarebbe stato risolto molto tempo fa".L'Azerbaigian e l'Armenia hanno precedentemente combattuto una guerra per il Nagorno-Karabakh alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90, quando sono passati a paesi indipendenti durante il crollo dell'Unione Sovietica.
Si stima che la guerra, terminata con un fragile trattato di pace nel 1994, abbia ucciso decine di migliaia di persone, tra cui più di mille civili.L'Armenia dice che è stato l'Azerbaigian a riaprire il conflitto lanciando una grande offensiva il 27 settembre, mentre Baku afferma di essere stato costretto a rispondere alle provocazioni dall'altra parte.

Un conflitto antico, mai risolto che ancora una volta mette a nudo l'Europa e la sua insignificanza diplomatica.

Si deve fare presto a risolverlo perché può essere il detonatore di un conflitto ben più importante.


NDC - Ufficio Stampa